L'economia opensource
Il profitto non è soltanto “proprietario” di pochi


L'esperienza degli utilizzatori Linux ha già dimostrato che il software libero non è privo di qualità e funzionalità.
Cosa supporre sul piano economico della questione ?
Come può essere conveniente il software libero ed opensource ad un'impresa ?
Chi può trarre profitto da un modo così distante dalla realtà quotidiana di utilizzo del software ? Dall'ordinario modo di intendere l'economia ?
Sono tutte domande che spesso si pone chi si avvicina per la prima volta al mondo Linux, con approccio critico e diffidente. Cerchiamo di analizzare qualche aspetto dell'economia opensource, celato dalla quotidianità degli eventi.
Ovviamente il confronto necessita di un punto di riferimento. Si partirà quindi prendendo in esame la controparte del software opensource, ovvero il software cosiddetto “proprietario”. Quello di cui normalmente si acquista una regolare licenza per l'utilizzo e di cui è vietata la copia e l'uso al di fuori delle condizioni (restrittive) della licenza.
Dunque partiamo dagli aspetti intrinsecamente positivi che possiamo attribuire per definizione ai prodotti opensource.
Ribadiamo ancora una volta, come fatto in altre sezioni di questo sito, che opensource significa letteralmente “con codice aperto”. Parliamo del codice sorgente dei programmi per elaboratore. La licenza opensource, spesso in italiano definito “codice libero”, prevede la necessaria fornitura del codice sorgente.
Questa è la principale differenza tra software proprietario ed opensource: la disponibilità del codice sorgente, liberamente modificabile e ridistribuibile.